Comune di Nuraminis

Itinerario Archeologico tra Nuraminis e Villagreca

Pubblicata il 06/12/2018


Lungo le campagne tra Nuraminis e Villagreca si incontra un’incredibile sequenza di frequentazioni umane che si protraggono dal terzo millennio Avanti Cristo fino a oggi, passando per l’età del bronzo in pieno periodo nuragico e il periodo bizantino. Il territorio ancora oggi conserva reperti archeologici quali il proto-nuraghe Sa Corona, il Nuraghe Monte Matta Murroni e la Tomba bizantina in località San Costantino.
 
Il progetto
Negli anni passati l’Amministrazione Comunale di Nuraminis ha realizzato un censimento dei beni culturali ed ambientali, compresi quelli archeologici. Oggi i risultati di questo censimento hanno portato a voler intraprendere un percorso di valorizzazione e promozione del patrimonio archeologico e culturale del Comune, come obiettivo importante e di carattere strategico raggiungibile solo attraverso una crescita della consapevolezza da parte delle comunità sull’importanza dei beni archeologici, sia in chiave di studio e di riconoscimento identitario, sia da un punto di vista turistico.
Per questo motivo, nel 2018, anche grazie al cofinanziamento della Fondazione di Sardegna, si è proceduto alla riqualificazione delle aree di accesso di alcuni siti archeologici e soprattutto all’aumento delle informazioni sui percorsi per raggiungere i monumenti. Allo stesso tempo le attività di studio e ricerca hanno permesso di reperire e divulgare maggiori informazioni storiche e scientifiche. 
 

Il proto-nuraghe Sa Corona
A nord di Nuraminis, sulla sommità di una roccia affiorante, si riscontra la presenza di resti archeologici di una torre risalente al III millennio a.C. in opera megalitica, della quale si conservano alcuni tratti murari con una doppia cortina, composti da blocchi in calcare riempiti da terra compattata. 
La torre presenta una pianta generalmente ellittica ad una sola cella, con accesso da sud-sudest. Si ritrova qui una pavimentazione di nuda roccia, livellata in alcuni punti con l’impiego dell’acciottolato. La presenza nell’impianto della torre di frammenti di intonaco composto da fango e paglia hanno portato gli esperti a pensare che fosse presente una copertura a strame di paglia.
 
Il Nuraghe Monte Matta Murroni
Sulla sommità del monte Matta Murroni Su Pardu si incontrano resti di strutture murarie megalitiche realizzate con l’impiego di enormi blocchi di arenaria e calcare, in un’area di circa 450mq. Queste sono disposte in modo tale da ipotizzare una fortificazione imponente, composta da una torre centrale e tre muri di cinta, di cui uno rettilineo e due di forma pseudo circolare. Nonostante il suo glorioso passato, attualmente il Nuraghe, risalente alla fase nuragica del Bronzo Antico ma adoperato fino all’età romana, non versa in buone condizioni. La costruzione di un muretto a secco per ospitare una vedetta antincendio (a 203mt sul livello del mare) ha con tutta probabilità dato il colpo di grazia alla struttura nuragica.
 
La Tomba bizantina in località S. Costantino
La località dove si incontra la tomba si chiama San Costantino, già nota agli studiosi per la memoria di una antica chiesa oggi scomparsa ma tradizionalmente individuata presso il vicino cimitero di Villagreca. La tomba fu scoperta nel corso degli anni Novanta del XX secolo, quando il proprietario del campo sprofondò con il mezzo agricolo in un affossamento nel terreno, in prossimità di una struttura affiorante che si rivelò essere una sepoltura semipogea.
La tomba è realizzata in blocchi di pietra di medie dimensioni e composta da un breve corridoio d’accesso raccordato a un ingresso e a una camera sepolcrale voltata a botte. La camera risultava chiusa da un portello, oggi perso, in parte segnalato da due muretti composti da pietre di medio-piccole dimensioni. La datazione indicativa della tomba, ancora da confermare con approfonditi scavi archeologici, risulta compresa tra il VII e il IX secolo.
All’interno della sepoltura furono ritrovate ossa appartenenti a diversi individui di differenti età, senza alcun manufatto di corredo; questo dettaglio, insieme alla mancanza di alcune porzioni della copertura, ha fatto ipotizzare che verosimilmente la tomba sia stata soggetta a scavi clandestini.